lunedì 24 luglio 2017

Chiessi mentre la Corsica brucia



Chiessi, ventiquattro luglio.
Poco dopo le diciassette, le cinque della sera,
nel cielo terso d'estate compaiono due nuvole.
Qui le chiamano "Ossi di seppia".
Si dice che si formino solo quando il vento vira a ponente,
e che nascondano proprio quel vento forte.

 
Poco dopo, un'altra nuvola, enorme.
Ma non è un "osso di seppia", è una titanica nuvola di fumo.
Viene dalla Corsica, che sta di fronte a Chiessi.
La Corsica sta bruciando.


Alle porte di Bastia.
Gracchiano le radio còrse. Parlano di una catastrofe.
Novecento, mille ettari di foresta e di macchia in fiamme.
E la foresta incenerita è partita per Chiessi.
Si è trasferita nel cielo.


Ora la foresta ha occupato il cielo.
Il profilo della Corsica si staglia mentre il fumo inghiotte il sole.
Sono quasi le sei.


Il sole si deforma.
La foresta in fumo si prende anche il mare.
Cambia i riflessi, lo infuoca, lo incupisce.
L'estate diviene una stagione di quieto orrore.


E Chiessi si ritrova in una specie di
oscuro autunno al tramonto.
Corsica surella abbrusgia.
Guardando la foresta dissolta registrai.

giovedì 13 luglio 2017

Proposta a Mr Zuckerberg per l'introduzione di nuove Functions (si dice così?) per Facebook



Illustre Mr Zuckerberg,

Innanzitutto, non si faccia fuorviare dal fatto che chi Le sta scrivendo ostenta tra i gadgets del suo antidiluviano blog un immagine con scritto: "Facebook? No, grazie".

Nonostante questa solenne dichiarazione (cui, sono sincero, ho tenuto sempre fede), sono il primo a rendermi conto del suo puro utopismo. 

Come può un singolo, perdipiù Asociale quale si definisce, opporsi a Facebook? In confronto, Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento parrebbe il principe dei Realisti.

Sono qui, allora, per farLe una proposta intesa ad ampliare e a migliorare i servizi e le Functions offerte dal Suo Social Network interplanetario (intersiderale?).

Potrà forse sembrarLe bizzarro, Mr Zuckerberg, che il sottoscritto, sottospecie di Giurassiano che si ostina a non far parte della Sua comunità galattica, si permetta di fare una proposta che la riguarda direttamente.

Però, nonostante la mia volontaria e oramai decennale autoesclusione da Facebook, riconosco che è del tutto impossibile non farci i conti quotidianamente. 

Sebbene tutto ciò rassomigli un po' al naufrago delle barzellette della Settimana Enigmistica, quello sull'isoletta con la palma, sono del tutto certo che anche su tale isoletta Facebook sia comunque presente. Quale naufrago non salverebbe il suo smartphone?

(Un modo per ricaricarlo si trova sempre, ed esisterà pure qualche pesce oceanico dotato di elettricità).

Ed eccoLe quindi la mia proposta, che sono certo Lei vorrà prendere in considerazione.

Come Lei, mr Zuckerberg, avrà ben più presente del sottoscritto, i confini tra Facebook e l'umanità intera sono oramai divenuti molto vaghi.

Mi è venuto però in mente che l'umanità di Facebook ha un limite: non esiste che l'amicizia.

Insomma, su Facebook non si può essere che amici. Si richiede l'amicizia. Un mondo di amici.

Al massimo, per esprimere sentimenti avversi, si può cancellare l'amicizia, mi corregga se sbaglio.

Tutto questo, Mr Zuckerberg, mentre Facebook (e non credo di dirLe qua niente di irreale o trascendentale) è in realtà il veicolo cosmico anche di ogni sorta di odio, vendetta, violenza, cattiveria, inimicizia, disumanità.

Sarebbe quindi ora, Mr Zuckerberg, di prenderne atto con la massima franchezza, e trasformare questo dato di fatto in precise, svelte ed economiche Functions, le quali corrisponderebbero alla Realtà.

La prima, e più elementare, sarebbe: Richiedi Inimicizia (Enmity Request). Così come si può richiedere e concedere un'amicizia, è giusto poter richiedere e concedere un'inimicizia. E' una cosa del tutto normale.

Tale Function potrebbe a sua volta essere ampliata, o meglio specificata, con Richiedi Ostilità (Hostility Request). Naturalmente, a far da contraltare a queste due nuove Functions, anche quella "classica" dell'Amicizia potrebbe essere ulteriormente ampliata (Richiedi Amore /Love Request/, Richiedi Sesso /Sex Request/, ecc.)

La seconda, del tutto logicamente, sarebbe: Richiedi Odio (Hatred Request). Potrebbe forse sembrarLe una ridondanza; però, Mr Zuckerberg, se ci pensa bene l'inimicizia e l'ostilità possono derivare anche da motivi non strettamente personali (politici, ad esempio). La Function Richiedi Odio andrebbe invece a toccare sanamente la propria sfera personale, allo stesso preciso modo dell'Amore.

Si potrebbe così finalmente far corrispondere appieno la propria Pagina con se stessi, e con un semplice, piccolissimo click che eviterebbe fraintendimenti e farebbe risparmiare tempo, fermo restando il diritto che ognuno ha a odiare visceralmente chi gli pare, e anche a essere odiato. 

Come già insegnava il poeta Catullo, dal profondo del suo animo, Amore e Odio non sono separabili. Odi et amo, quare id faciam fortasse requiris.

Infine, l'ultima Function, forse la più necessaria.

Come Lei saprà, Mr Zuckerberg, Facebook ha tra le sue caratteristiche la più alta incidenza di cadaveri quotidiani che si sia mai riscontrata nella Storia.

Facebook ha dato a tutti la possibilità di essere dei giusti e spietati killer dalla propria cameretta, dal tram, dall'ufficio, da dove si vuole. Paradossalmente, ma non troppo, pare che gli unici posti da dove non si possa ammazzare liberamente siano proprio quelli dove generalmente sta chi ha ammazzato davvero, vale a dire le galere. Per fare un esempio: dal suo lindo carcere norvegese, dove ha un computer in cella ma non collegato a Internet, Anders Behring Breivik non può ammazzare nessuno. Io potrei, invece; basterebbe mi decidessi a farmi una paginetta.

E, allora, è il momento di stabilire la nuova Function: Richiedi Morte (Death Request).

Un elementare click e chiunque potrà finalmente ammazzare chi vuole, conosciuto o sconosciuto. 

Il folle ubriaco schiaccia i fidanzati in moto contro un guard-rail? Tua moglie o tuo marito ti hanno tradito con uno più ricco? La prof di tuo figlio gli ha fatto una ramanzina in classe? L'immigrato ti sta sulle scatole, ti ruba il lavoro e ti invade? L'agghiacciante fatto di crònaca ti fa rivoltare le budella? Mamma e papà ti rompono le scatole perché non fai un accidente da mane a sera? Il Black Bloc ti spacca la vetrina o ti da fuoco al SUV? Morte. E' semplicissimo, con questa nuova Function.

Ho riflettuto sul fatto, basato ugualmente su quotidiane, abbondantissime e precise incidenze, che sarebbe possibile limitarsi ad una Function del tipo: Richiedi Galera (E Buttare Via La Chiave) [Emprisonment Request (And Throw Away the Key)]. Sarebbe senz'altro possibile, e da moltissimi apprezzata; ma perché perdere tempo con le galere, quando si potrebbe tranquillamente condannare a morte chiunque senza processo?

Naturalmente, sono certo che la Sua azienda Universale, Mr Zuckerberg, saprà prima o poi sviluppare adeguatamente tali Functions in modo da darle una reale applicazione pratica, analogamente a quanto accade con l'Amore e col Sesso.

Quanti incontri hot, quante relazioni, quanti matrimoni e fidanzamenti saranno oramai avvenuti grazie a Facebook? Qui ho come l'impressione che non lo sappia neppure Lei, Mr Zuckerberg. Quanti figli, anzi quanti nuovi utenti Facebook, saranno venuti al mondo grazie a Lei?

E' il momento di certificare che, come su Facebook si può dar la vita, si può dare anche la morte. Fatto, peraltro, già avvenuto decine, centinaia, migliaia di volte. 

Con la nuova Function Death Request tutto diverrebbe finalmente così agevole e normale. Si potrebbe emettere la propria sentenza inappellabile e rapida dalla cucina, mentre ci si prepara un caffeino. Qualcuno che la esegue a puntino si troverebbe senz'altro, magari sviluppando un'adeguata Function complementare (tipo Trova Esecutore /Find Executioner/ o roba del genere).

Sono peraltro certo, Mr Zuckerberg, che Lei, nel Suo genio, ci avrà già pensato da tempo. Nel qual caso voglia scusarmi per averLa importunata.

Se però, nella più remota delle ipotesi, ciò non fosse avvenuto, La prego umilmente e modestamente di voler prendere in considerazione queste mie proposte.

Si dice che soltanto Dio possa dare la Morte.

Le sto offrendo la possibilità di assurgere ai Suoi livelli.

E non mi dica che non ci ha mai fatto un pensierino.

Cordiali saluti
suo aff.mo "Asociale", 13 luglio 2017, Firenze (Italia)



domenica 9 luglio 2017

Combattenti



Questi due giovanotti ignudi, fotografati la sera del 5 luglio scorso sul Ponte alle Grazie, a Firenze, sono dei combattenti.

Li ha ripresi, di passaggio, un cronista del Corriere Fiorentino (emanazione locale del celeberrimo Corriere della Serva), mentre, scavalcata la ringhiera del ponte e denudatisi, pisciavano in Arno briachi come tégoli e, naturalmente, scattandosi selfie. Poiché il cronista non ha perso la ghiotta occasione per imbastirci sopra un articolo, apprendiamo che, tra le altre cose, i due giovani combattenti gli hanno pure pisciato addosso. Incerti del difficile e rischioso mestiere di giornalista. Sei a Mosul, e ti sparano addosso; sei a Firenze, e ti pisciano addosso.

Questi due giovanotti sono stati etichettati come americani. E' senz'altro possibile che provengano dagli Stati Uniti d'America; ma, a rigore, e supponendo che il reporter di cui sopra li abbia sentiti parlare in lingua inglese, potrebbero provenire da una caterva di paesi dove tale lingua è in uso. Dubito fortemente che un giornalista del Corriere Fiorentino saprebbe riconoscere l'accento del Kentucky da quello sudafricano, o quello dell'Arizona dallo Scouse di Liverpool. Che siano americani o meno, ha scarsa importanza. Importa invece, e parecchio, il loro gesto militante e di resistenza.

Questi due giovanotti stanno in realtà difendendo con i fatti, e non con le parole, il nostro stile di vita occidentale. Stanno lottando apertamente contro la paura, contro l'oscurantismo, contro chi ci vorrebbe rinchiudere tremanti e terrorizzati nelle nostre case. I loro piselli all'aria, impegnati in un'alcolica minzione rivolta ispirata dall'Arte e dal Bello che hanno di fronte, sembrano urlare nella loro giovinezza: Je suis Charlie! Sono idealmente collegati alla generazione Bataclàn, cosmopolita e di idee aperte, che assisteva al concerto di un complesso paranazista statunitense nel nome del ròcche

Stanno pisciando, ignudi, di fronte al Ponte Vecchio. E non capisco assolutamente l'indignazione del cronista, che traspare dal suo articolo. E' lo stesso Ponte Vecchio che, alcun tempo fa, nel nome dell'Arte e del Bello fu chiuso al pubblico passaggio e trasformato in location per una meravigliosa festa riservata a ricchissimi possessori di auto di lusso, organizzata -se non erro- dal sig. cav. Luca Cordero di Montezemolo

Stanno pisciando, ignudi, a breve distanza da vari altri luoghi storici, come Palazzo Pitti, concessi dietro lauta mercede al Comune di Firenze a nababbi indiani per i matrimoni dei loro rampolli -ovviamente con relativa chiusura al pubblico. Stanno pisciando, ignudi, in quella stupenda Disneyland "patrimonio dell'umanità" che è il centro storico di Firenze. Stanno pisciando nell'artigianato gradualmente espulso e trasformato in localini, negozietti, pizzattàglio, wine bars, spennagrullerìe e quant'altro.

Stanno pisciando, quei due giovani combattenti ignudi, negli sgomberi, negli sfratti e nelle espulsioni per edificare appartamenti di prestigio. Stanno pisciando, quei due giovani resistenti adamitici, sulle ordinanze antidegrado per le quali, e per chi le emette, il degrado consiste esclusivamente ne' pòeri che si mangiano un kebab su una panchina o in due scritte su un muro. Stanno pisciando sui Comitati de' Cittadini, sulle polveriere e anche su certi giornali quotidiani. Come stupirsi che, alla fin fine, lo abbiano fatto per davvero, addosso all'indignato cronista del Corriere Fiorentino?

Il coraggioso gesto dei due giovanotti anglofoni, dei loro sani e virili mémbri, delle loro precoci pancette che presuppongono un salubre e variato nutrimento, non dovrebbe far indignare, bensì rafforzarci nella nostra ideale e fattiva Resistenza in nome del nostro stile di vita, del nostro pluralismo, della nostra democrazia, del nostro Mondo.

E' presumibile che i due giovani, se avessero fatto il medesimo gesto a Raqqah (ammesso che a Raqqah scorra un fiume paragonabile all'Arno, e davanti ad un tesoro dell'Architettura come il Ponte Vecchio), avrebbero avuto quanto meno i loro indomabili piselli asportati senza pietà, per non dir peggio. Si capisce quindi appieno la valenza del loro gesto.

Né avrebbe potuto, oramai, passare sul Ponte alle Grazie la compianta Oriana F., la quale -come è noto- ebbe a prendere a male parole e pure a manàte o borsettate un gruppo di profughi somali alcuni dei quali -orrore!- cenciosi e straccioni, e con la loro misera prole di potenziali terroristi, svuotavano le loro vesciche cariche di sozze aranciate o semplice ed esecrabile acqua nei pressi del Battistero.

Sia dunque decretato a questi due giovani Combattenti e Resistenti il giusto merito che èglino debbono avere.

Resta il mistero di dove siano andati ad espletare i loro bisognini i Ferraristi del Ponte Vecchio.

martedì 4 luglio 2017

Fantozzi



Allontanamento per un abusivo e un mendicante, in arrivo altri provvedimenti


Prime applicazioni del decreto sulla sicurezza urbana a Piacenza e in Emilia Romagna. L'operazione è stata messa a segno dalla Polizia Municipale di Piacenza, su mandato del sindaco Patrizia Barbieri.

Si tratta delle disposizioni contenute nel decreto Minniti, volto a promuovere la sicurezza e il decoro urbano. Il provvedimento mira infatti a contrastare incuria e degrado del territorio, in grado di pregiudicare la vivibilità urbana, con sanzioni per chi limita l'accesso a luoghi pubblici come stazioni e luoghi di interesse culturale e artistico, seguiti da ordini di allontanamento emessi dalla Polizia Municipale. L'ordine di allontamento ha una durata di 48 ore, e qualora non venga rispettato apre la porta al Daspo della Questura, della durata dai 6 mesi ai 2 anni.

Due i provvedimenti di allontanamento adottati, il primo nei confronti di un parcheggiatore abusivo nigeriano di 43 anni, fermato in piazza Casali il secondo invece è stato emesso nei confronti di un questuante di 30 anni, sempre di origine nigeriana, fermato in piazza Cavalli. Entrambi hanno i documenti in regola. 

Il provvedimento prevede una sanzione da 100 euro e l'allontanamento di 48 ore. Se questo non viene rispettato, viene considerato recidivo e scattano i provvedimenti Daspo applicati dalla questura ha ricordato il comandante della Municipale di Piacenza, Piero Vergante.

Soddisfatta il sindaco Patrizia Barbieri. 'A pochi giorni dall'insediamento siamo già riusciti a concentrare attenzione sulla sicurezza, grazie alla collaborazione delle forze dell'ordine.

Il tema ci è molto caro, e va nell'interesse dei cittadini. Poter contare su una Polizia Municipale che è così attenta ci fa piacere. Avremo modo poi di presentare altri interventi che saranno adottati su questo fronte'.

A chi solleva obiezioni sull'effettiva efficacia del provvedimento, Barbieri replica che "si tratta di un nuovo strumento, applicato poche volte in tutta Italia. Noi siamo il secondo Comune della Regione Emilia Romagna ad adottarlo. Dobbiamo quindi prima testarlo".

Si dice ottimista il comandante Vergante. "La nostra presenza sul territorio è un deterrente, lo abbiamo visto con i controlli sui mercati cittadini".  [...]]

FORZA NUOVA A BARBIERI: ""PRIMA GLI ITALIANI" NON SIA SOLO UNO SLOGAN" - "Gli immigrati a Piacenza sono troppi, è la gente di Piacenza che lo dice. Questo il motivo dello scambio di vedute fra il Sindaco di Piacenza e il conduttore della trasmissione Agorà. Il passaggio successivo dell’intervista a nostro parere avrebbe dovuto essere: "Sono troppi? Faremo in modo, con le forze dell’ordine e la nostra Polizia Municipale, di controllare ed all’allontanare gli stranieri irregolari. Invece il Sindaco parla  di integrazione degli stranieri con percorsi ad hoc per loro…con tanti quattrini da spendere per le casse comunali".

E' la posizione di Forza Nuova con un comunicato a firma del segretario cittadino Maurizio Callegari.

"Prima gli Italiani! Con questo slogan i suoi sostenitori hanno distribuito migliaia di volantini durante la campagna elettorale. Prima i piacentini, rispondiamo noi, ma non con gli slogan, ma con atti immediati e concreti verso quei nostri connazionali meno abbienti; per questo aspettiamo da subito i fatti".

"Non vorremmo mai trovarci - prosegue Callegari - nella situazione della maxi-sanatoria del 2002 in cui 700.000 immigrati vennero regolarizzati in buona parte come colf e badanti dal governo Berlusconi". 

Alcuni commenti dei lettori (fedelmente riprodotti)


-
 
 

-
 

-
 

-
 

-
 

-
 

-


-
 
 

-
 
 

-
 
 

giovedì 8 giugno 2017

Ceneri



Nell'immagine sopra, la spiaggia di Galenzana. La cosa che segue è stata scritta oggi, dopo essere passato a salutare Lorenzo Bargellini, detto il Mao, in un posto deputato a dare il "commiato"; e sia pure, d'accordo. Però, poi, mi è venuto di darglielo a modo mio, il commiato, a Lorenzo. Che un commiato, vi dico un segreto, non è.

Dice che il Mao lo cremano, e poi spargono le ceneri in Arno. Me le immagino, quelle ceneri in canottiera che passano via via con la corrente del fiume, per il masso della Gonfolina che quarche pezzo di cenere ci rimarrà pure appiccicato, per Pontedera della Piaggio, per Pisa sotto 'rponte Sorferino fino giù giù a Bocca d'Arno, che se ci potessino vedé, gaodé e 'rpèoro disupà, le varderebbeno anco le cèe scorrere con tanto d'occhi spipati, sifappeddì. E poi in mare, nel vasto mare, nell'immenso mare senza limiti, senza né inizio e né fine.

Prima o poi mi toccherà ancammè, budello di Gesoo, d'essere un po' bruciacchiato; fosse per me, non passerei nemmeno dalle vie legali & istituzionali, che costano pure uno sbotto; mi si dia tranquillamente fòo senza tante cerimonie e complimenti, stile indiano, su una griglia alla bell'è meglio fatta co' tubi innocenti e la rete da letto arrugginita e se ci volete mètte' pure du' patate a i' forno, tanto meglio. Io, però, poi, vorrei essere disperso davanti alla spiaggia di Galenzana, all'Elba. Ora, può naturalmente darsi che le ceneri del Mao piglino tutta un'altra rotta, arrivate al mare; le correnti fanno sempre quel che vogliono loro, e ci mancherebbe altro. Può darsi che si distribuiscano; che so io, un po' in Corsica e un po' a Savona. Un po' a Cadaqués davanti alla villa di Salvador Dalí con l'uovo sopra, un po' a Gaza sempre che non siano bloccate dagl'isdraeliani, un po' al Lido di Ostia e un po' in uno scarico a Bagnoli.

Poniamo però che almeno un po' delle ceneri del Mao arrivino pure a Galenzana, Isola d'Elba. “O Riccardino!” “O Lorenzo! O icchettuccifài...?” “Come icchecifò?....'E s'è tutt'e due in cenere....” “Eggià, vabbè dai, uèrcam in Galenzana...” E giù a spiegagni comemmài so' finito là, tutta la storia (magari pure dimórto pallosa) del moletto fatto a mano, della villa col patio, di quand'ero bimbetto e pischello e ci passavo la vita, su quella spiaggia con la macchia e i' bosco dreho, la punta Bardella, il Capo Poro. Sicuramente più interessate, le ceneri del Mao, al fatto che Galenzana se la vogliono prendere per farci la strada carrozzabile, i' resòrte, i' porticciolo turistico e presumibilmente anche ir tegamone disumà. “Ma davvero? Sai icchesifà ora? 'E s'occupa la spiaggia!”

Me l'aspettavo. Non sono mica le ceneri di Nardella, quelle; sono le ceneri di Lorenzo Bargellini. Le ceneri di Nardella anderànno, paladine della legalitade, a sgomberare altre ceneri; quelle del Bargellini, magari neppure tutte quante ma non importa, anderànno a occupare, a lottare, a fare casino. Movimento di Lotta per la Spiaggia. Io ci sto subito. S'occupa. Giù una cenerata da fa' spavento. Prima o poi si spande la voce; ecco che all'orizzonte si vede tutto uno sbarco di ceneri a dà manforte: “Oooohh! Arrivano!” Sembra lo sbarco in Normandia delle ceneri: le ceneri di Gramsci, i' Monte Ceneri, i' mercoledì delle Ceneri, Cenerentola, le ceneri della M. che berciano, le ceneri di S. senza sale mi raccomando, le mamme no inceneritore (vabbè, una piccola contraddizione si può ammettere), le ceneri della G. con gli short mozzafiato, le ceneri di E. a passo di rafting, quelle della M. che riescono a essere bionde pure da ceneri, le ceneri di M. autentiche stroncapèttini, le ceneri d'i' P. pronte a creare il fronte unito delle ceneri, le ceneri della S. che naturalmente saltellano di qua e di là, le ceneri d'i' M. che analizzano la quantità di arsenico nell'acqua, le ceneri della C. tutte belle punkettazze, le ceneri barbute d'i' L., le torte salate alle ceneri della S., le ceneri d'un'altra M. che più che abbracciarti ti circondano, le ceneri No Austerity, il CSA Next Cenerson, l'USI (Unione Sindacale Incenerita), i' Partito Cenerista de' Laoratòri, i' Fondo Cenerista, la CUB (Ceneri Unitarie di Base), il Coordinamento Anarchico e Cinerario e quant'àrtri. Ma tanti. Tutti diversi. Tutte diverse.

Tutte diverse. Tutti diversi. Ma 'un vi si lascia in pace nemmeno da ceneri, bisognerà che vu' lo sappiate. E nemmeno prima d'essere inceneriti come i' Mao. Giù di canottiera e di capellacci, e niente urne. L'urne de' forti (o Pindemonte!) so' scatolette, noialtri si fluttua e, all'occorrenza, giù d'occupazione. Una casa, una spiaggia, un chicchirillò legato a un filo, un prato o un sogno che, quello no, non muore e non verrà mai incenerito.

Magari qualcuno potrebbe dire: obbravi. Però vu' siehe ceneri, appunto. Cosa volete occupare voialtri, da morti? A questo punto mi vedo i' Mao, che ascolta la partita della Fiorentina (che, comunque, lo scudetto non lo rivincerà mai nemmeno da incenerita), levarsi e pigliare le ceneri d'un megafono. E urlare che noialtri s'è vivi anche da ceneri. E che, più che altro, ancora ceneri non siamo, nemmeno i' Mao. E, infine, che i morti siete voialtri, anche se non ve ne volete rendere conto. C'est vous qui êtes morts. Die Toten, das seid ihr. It's you, the dead. Οι νεκροί είστε εσείς. Que sois vosotros, los muertos. 

Ciao Lorenzo, cìsi. Domani alle cinque in San Marco; dove, ovviamente, sarai lassù in cima a i' corteo. Che, magari, sarà pure bello grosso e sarà, quindi, un lunghèo. Megafono, canottiera e chioma al vento, ma guarda d'un ripiglià bottigliate ni' viso. E li si riduce tutti in cenere, que' bastardi in giacchina e cravatta!

domenica 4 giugno 2017

Mao


E' morto Lorenzo Bargellini. Lottava, da sempre, per il diritto alla casa. Non aveva italiani e non aveva stranieri. Aveva una classe. Aveva proletari.

E' morto stamani di prima estate. E' morto dopo una vita passata a reclamare diritti, e a reclamarli mica con la "legalità" di lorsignori, anche se di una legalità più profonda e non corrispondente a quella delle ciance e delle malefatte del capitalismo istituzionale avebbe potuto dar dure e chiare lezioni.

E' morto persino con gli ultimi oltraggi. Quello di vedersi coccodrillare a dovere da roba tipo "Repubblica", con tanto di "una vita passata a difendere gli ultimi" quando il medesimo giornale passa la vita a difendere i primi. Oppure quello di vedersi, come informa scrupolosamente sempre il medesimo fogliaccio di regime, piombare in casa la polizia persino da morto d'infarto. Cioè, se si muore d'un colpo secco da Lorenzo Bargellini, eccoti in casa gli sbirri perché non si sa mai. Ci avranno avuto paura di un ultimo sfratto o di un'ultima occupazione, chissà.

Siccome le vite dei Lorenzi Bargellini sono spese bene,, bisognerebbe continuarla. Bisognerebbe pigliarla in mano tutti quanti, questa lotta per la casa. Bisognerebbe cominciare, per esempio, a sgomberare in via definitiva tanta gente, tipo padroni, speculatori, consorterie, palazzinari, gruppi d'affari. Bisognerebbe spazzare via il vero "degrado", cosa che Lorenzo Bargellini ha ostinatamente perseguito per tutta la sua vita, pagandola spesso cara proprio a cura di chi oggi gli decreta il ricordino di prammatica con il quale sarebbe doveroso pulirsi il culo.

Proprio mentre le politiche abitative dei comuni-lager alla Minniti, proprio mentre i peggiori fascisti ci giocano sopra con sempre maggiore successo, arriva un infarto poliziottato e repubblicato a togliere di mezzo Lorenzo Bargellini. Ci possiamo piangere sopra per la perdita di un compagno e di un amico, ma non dobbiamo piangerci sopra per continuare la lotta senza paura. Che da un Bargellini ne nascano, e ne siano già nati, altri cinquemila.

Lo chiamavano "Mao", il Bargellini, che era nipote di quel Piero Bargellini, scrittore, che aveva fatto il sindaco democristiano di Firenze nel periodo dell'alluvione. Costringendo tutti a pensare, a causa del suo agire, che era assai migliore degli attuali quaqquaraqquà con velleità di ridicoli sceriffi sempre al servizio del sor padrone.

Lo chiamavano "Mao", e allora, per ricordarlo, non ci abbiamo messo la sua faccia, che tutti conoscevano, da antico guerriero inca, con le botte e le ferite di cinquantanove anni di battaglie. Ci abbiamo messo un paio di gatti neri su un tetto, ché dai tetti si vede tutto quel che succede e si difende meglio quel che viene preso, occupato, conquistato alla facciaccia loro.

Due gatti che fanno "mao". Uno che passa e uno che viene. Mao sì, mao e unghie, mao e graffi, mao e eleganza, mao e un diavolo che fa paura. Questo vi aspetta. Questo Lorenzo Bargellini ha miagolato di brutto.